In Dall'Homo sapiens all'Homo ridens

Nel 3019, quando gli umani evoluti studieranno la storia dell’Homo Sapiens si chiederanno come sia stato possibile, per una specie così intelligente, trascorrere più di ottomila anni nella sofferenza e nella privazione.

Gli archeologi avranno ritrovato il lavoro della collega lituana Marija Gimbutas (1921-1994), relativo a millenni precedenti, riscoprendo un paradigma di vita straordinario, probabilmente la cosiddetta Età dell’Oro.

In questo tempo, una volta considerato mitico, ma oggi certo e  ben documentato,  esisteva, in una grande area nel centro-est Europa, con propaggini ovunque anche nel Mediterraneo e nel vicino oriente, una organizzazione sociale a guida femminile, che privilegiava – nel vivere – la cooperazione, le relazioni pacifiche (città senza mura di difesa).

In questa civiltà non venivano evidenziate disparità sociali (le abitazioni ritrovate erano tutte più o meno uguali); essa possedeva un sapere di tipo sciamanico (aderenza a tutte le forze della Natura, visibili ed invisibili), avanzate conoscenze agricole, un sapere medico e persino tecnologico – per l’epoca – impressionante.

Collante di tutto: un monoteismo assai interessante, l’unica Dea era la “signora della fertilità” cioè la Grande Madre. Quella che nel mondo greco sarà chiamata Demetra.

Era il Riso di Demetra a dare fertilità al mondo, come ci racconta il Mito.